Giorni a perdere

Succede che conosco una ragazza (do you want applause?), lo so che non fa notizia, ma è un inizio così, a caso.

Va specificato che a dire il vero la “conoscevo” da qualche mese per via di un giro di amici in comune in cui qualche volta ci eravamo visti al fine di collaborare a un progetto. E’ carina e questo l’avevo notato sin da subito, d’altronde mica sono cieco, ma dato che ormai ho una certa età, l’essere solo carina non mi fa più di tanto effetto. Non ci faccio nemmeno caso a dirla tutta. La fase ormonale dell’adolescenza l’ho passata e quello che guardo in una donna non è solo quello, ma ben altro.

E’ un po’ come trovarsi davanti una Ferrari: è ovvio esclamare tra sé “Wow!”. Qualche secondo la guardi, ti fermi a scrutarne le livree, gli interni, a sentirne il rombo, ma se non sei proprio uno di primo pelo e un cafoncello  qualunque, sai che quella è pura ammirazione estetica da maschietto che rimane lì, perché poi realizzi che sarebbe ingestibile, scomoda e inadeguata, che non potresti mai permettermela e che non la avrai mai, quindi la archivi subito come cosa “vista” tornandotene a pensare ai fatti tuoi. Tempo? 20 secondi. Una ragazza non è di sicuro un’auto, ma per capire il concetto è un esempio che funziona.
Che macchina ho io? Una Sandero, bianca. Non sarà l’auto più bella del mondo, ma a me piace, mi basta e anzi mi soddisfa proprio, è affidabile, spaziosa e versatile e me la sono potuta permettere sia in termini di acquisto che poi per mantenerla, bisogna guardare oltre l’apparenza. Dico questo per parlare di come ragiono io: sono abbastanza pragmatico sia sulle cose che sulle persone, mi piace la semplicità, la normalità che scaturisce dall’immediatezza del non nascondersi dietro a un dito e del parlar chiaro.

Il caso sostanzialmente è lo stesso anche sul piano umano. Ragazza vista e apprezzata, ma interesse pari a zero. Avevo anche il numero in rubrica ma non mi era passato nemmeno per l’anticamera del cervello di utilizzarlo per altri scopi diversi da quelli “professionali” per cui ce l’avevo. Ci si è solo limitati a condividere gli stessi spazi una mezza dozzina di volte nell’arco di 6 mesi in compagnia di altri amici per lavorare al progetto. Punto.

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Rimuovere pacchetti inutilizzati e orfani da server Linux

package-cleanup package-cleanup è un comando che esegue la pulizia di pacchetti RPM Parametri -c <config file>Usa una configurazione alternativa (/etc/yum.conf).-h, –helpHelp; mostra un messaggio di aiuto al termine.-q, –quietPrint out nothing unecessary.-v, –versionRestituisce la versione del programma ed esce.-yAccetta incondizionatamente tutto.–leavesElenca le dipendenze mancate nel database RPM locale. Le dipendenze mancate sono pacchetti a cui […]

(non tanto) breve racconto triste

PREAMBOLO

Devo dire due parole prima di lasciarvi al testo che segue, altrimenti leggendolo mi prendereste per matto.
Sono sicuramente un tipo un po’ sfortunato e forse sono anche un po’ “particolare”, per così dire, considerando anche questi tempi culturalmente bui: mi piace leggere, ma mi è sempre piaciuto ancor di più scrivere.

E’ una cosa che mi piace da sempre (diciamo da quando ero poco più che un adolescente), anche se purtroppo è un’attività che ho sempre potuto praticare con poca – pochissima – continuità (avessi tempo libero a disposizione…).

Però, nonostante la mancanza di disponibilità, ogni tanto ho steso alcuni testi per idee di spettacoli, di dialoghi, ma soprattutto ho buttato fuori alcune storie sotto forma di racconti, in particolare quando ho sentito il bisogno interiore di aprire una certa valvola di sfogo, un po’ come si farebbe con una pentola a pressione.
Questi testi sono tutti secretati nel mio PC, perché sostanzialmente non sono prodotti di fantasia, ma sono cronache che rievocano situazioni personali mie, di persone a me vicine o che comunque ritraggono il mio stato d’animo quando, mio malgrado, mi sono ritrovato in situazioni pesanti o surreali (lo erano talmente che così risultavano agli occhi altrui quando le raccontavo sotto forma di confidenze, immaginatevi a viverle in prima persona).
Ogni tanto mi prende così: quando ho un rospo da sputare e non arrivo a farlo col dialogo e le parole, venendo magari a mancare l’occasione di farlo, lascio che sia il testo a spurgarmi di tutto ciò che mi è rimasto ancora da dire; “mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo” diceva Guccini (uno dei miei cantautori preferiti) nella sua Cyrano (forse la canzone che più sento mia, visto quanto mi rispecchio nell’indole e nel carattere del protagonista che è anche il mio personaggio letterario/teatrale preferito).
Questo che segue è uno di quei casi di focus su situazioni paradossali/surreali dalle quali si esce diversi da come si è entrati, sicuramente rimanendo con un bel po’ di ferite, dubbi e cose irrisolte. È un racconto atipico: un po’ sfogo, un po’ grido di denuncia e delusione, un po’ musica, un po’ narrativa, un po’ psicologia, un po’ presa di coscienza, un po’ accozzaglia di parolacce e bestemmie a denti stretti con cui posso dare sfogo a tutta la mia coprolalìa repressa. Forse è il testo più introspettivo tra tutti quelli che ho scritto e magari è proprio per questo che ho deciso di farlo uscire, di “pubblicarlo”, naturalmente rendendo quanto più possibile anonimi luoghi, situazioni e riferimenti a persone. Il perché di questa scelta lo capirete se vorrete dedicarci un po’ del vostro tempo.

P.S. E’ lungo, lunghissimo (me ne sono reso conto solo alla fine), per questo l’ho rieditato dividendolo sommariamente in capitoli.

Buona lettura.

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